| =DOSSIER BREVE. IL SAN RAFFAELE DI DON VERZE'. DA MILANO 2 AL MEDITERRANEO prima parte= |
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| Scritto da Redazione |
| Sabato 21 Gennaio 2012 18:35 |
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[LA PRESENTAZIONE UFFICIALE DELL'OSPEDALE SAN RAFFAELE] * "L'ospedale San Raffaele è un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico di diritto privato, nato negli anni ‘70 per volontà di don Luigi Maria Verzé come parte della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor. [dal sito ufficiale www.sanraffaele.org] * "L'ospedale San Raffaele accoglie e tratta il malato come un'entità bio-psico-spirituale. Riconosce in ogni momento l'ammalato come un tutto organico, composto di fisico, di valori psico-intellettuali e di anima preternaturale, tutti indivisibilmente impegnati nella nuova situazione patologtica ". [da un volantino di propaganda dell'ospedale degli anni '70] _____________________________________________ Le immagini: Berlusconi al 90° compleanno di don Verzè - Vendola e don Verzè alla presentazione del progetto dell'Ospedale San Raffaele del Mediterraneo
“Simul stabunt, simul cadent” Il 3 gennaio 2012, Il Fatto quotidiano ha pubblicato due pagine intere dedicate alla figura discussa di don Luigi
"Il gatto e la volpe"
Verzé si butta anima e corpo negli affari e si mette in società con vari esponenti e amministratori democristiani. Nel 1968 spunta nella sua vita Berlusconi (il Gatto e la Volpe, li chiama Travaglio). “ Silvio, titolare dell’Edilnord, gli regala 46 mila metri quadri dei 700 mila che ha appena acquistato per un tozzo di pane nel comune di Segrate per costruirvi la città satellite Milano 2. L’area vale quasi zero, visto che lì a due passi c’è l’aeroporto di Linate e, a ogni ora del giorno e della notte, decollano e atterrano gli aerei. Proprio per la rumorosità della zona, è stata appena bloccata la costruzione del Nuovo Policlinico. Ma don Verzé confida nella Provvidenza, che per lui ha il volto di Silvio e degli amici politici. E per Silvio, che non regala nulla per nulla, l’appoggio del prete furbo verrà utile di lì a poco. Don Luigi avvia ugualmente i lavori per la clinica San Raffaele, grazie anche a un mutuo agevolato di 600 milioni di lire concesso dal governo amico. Che nel 1971, alla velocità della luce, trasforma la Monte Tabor in fondazione religiosa. La storia di quegli anni è documentata nel prezioso Dossier Don Verzé, appena pubblicato da Kaos a cura di Lorenzo Ruggiero. Nel 1972 il ministro dc della Sanità Valsecchi riconosce alla clinica in costruzione lo status di “Istituto di ricovero e di cura a carattere scientifico”, ambitissimo quanto rarissimo per le cliniche private. Segue la generosa convenzione con l’Università di Milano. E i primi finanziamenti pubblici.”
Continua Travaglio: “Intanto, la speciale Provvidenza politico-affaristica che lo protegge fa un altro miracolo: la deviazione delle rotte Alitalia. Silvio e don Luigi, spalleggiati da fantomatici “comitati anti-rumore” creati ad hoc, presentano una petizione al ministero dei Trasporti perché dirotti altrove i voli degli aerei in partenza e in arrivo a Linate, per non disturbare gli abitanti di Milano2 e soprattutto i ricoverati del San Raffaele. Che però sono ancora quattro gatti: sia Milano2 sia il San Raffaele sono in costruzione. Ma basta ungere le ruote, anzi le ali giuste e il ministero si porta avanti col lavoro: nel 1972-’73 Civilavia (l’amministrazione dell’aviazione civile) sposta le rotte verso il comune di Segrate che invece è abitato da 200 mila persone, da prima che nascesse l’aeroporto. Nella sentenza del 1977 sul caso Rivolta, i giudici collegheranno la decisione a sospetti di “pressioni illecite, non esclusa la corruzione, sulle competenti autorità locali e centrali”. Così migliaia di cittadini si vedono piovere sulla testa gli aerei da un giorno all’altro, per proteggere la tranquillità di quelli di Milano2 e del San Raffaele che quasi non esistono. Vengono anche ritoccate le carte topografiche e, sulle carte di volo dei piloti Alitalia, Milano2 diventa una grande chiazza nera di 700 mila metri quadri con una grande “H” che sta per Hospital, come se la città residenziale in costruzione da parte di Edilnord fosse tutta un’ospedale, tutta il San Raffaele. A questo punto, gli abitanti di Segrate protestano con esposti e denunce.” Racconta Travaglio: “Li sostiene [gli abitanti di Segrate] una giovane e focosa cronista del Manifesto, che nel 1973 pubblica un’inchiesta dal titolo: ‘Per portare avanti la speculazione Milano2 prima rendono sordi i segratesi con i jet, ora li vogliono appestare con un immondezzaio’. E scrive: ‘Il problema vero non è quello‘sonoro’, ma la puzza di marcio che ci sta dietro, le aree, la speculazione edilizia: è una barca molto grande,in cui ci son dentro tutti, la Regione, i democristiani e anche i socialisti… Ma la più sporca di tutte l’ha fatta il Vaticano che, con l’aiuto delle banche svizzere, ha appoggiato l’operazione Milano2 con l’insediamento nella zona dell’ospedale San Raffaele’. Il suo nome è Tiziana Maiolo e non è omonima della futura deputata di Forza Italia: è proprio lei, prima della folgorazione sulla via di Arcore. Anche Candido, settimanale di destra diretto da Giorgio Pisanò, denuncia ‘la rotta dell’intrallazzo’ in una mega-inchiesta firmata Leo Siegel. Nel 1974 il pretore di Monza Nicola Magrone condanna il direttore generale di Civilavia Paolo Moci per disturbo della quiete pubblica nei comuni danneggiati e definisce il San Raffaele ‘ospedale dai connotati molto ambigui’. Nel 1975, sul Giorno, Giorgio Bocca definisce don Verzé ‘quello che allontana gli aerei e cura non solo i malanni fisici, ma anche ‘le anime preternaturali’ dei pazienti. intanto nella vicina Milano2 ‘il prezzo al metro quadro passa dalle 150 mila alle 400 mila lire. L’arte dei grandi speculatori è avere molti complici’. Nel 1977 Camilla Cederna,in un’inchiesta su Berlusconi per l’Espresso, torna sul ‘prete trafficone e sospeso a divinis’.”
La condanna dei “dirottatori”
L’allora pretore di Monza Nicola Magrone (oggi direttore di Sudcritica) poteva, in quanto pretore, occuparsi solo di Ancora Ruggieri: "In data 18 giugno 1975, il Pretore di Milano Massimo Amodio, nella sentenza relativa a un secondo procedimento a carico del generale Paolo Moci per la vicenda delle rotte aeree, scrisse tra l'altro: “ “Per la questione della fissazione delle rotte (Notam), la competenza si ritiene essere della Procura della Repubblica in quanto è chiara la connessione fra tali fatti ed eventuali fenomeni di speculazione e di illeciti comportamenti da parte di pubblici amministratori (e di altri)... Vi furono gravi illeciti da parte dei responsabili della cosa pubblica?... Dalle risultanze processuali, allo stesso succedersi dei fatti, sembra che i sospetti [ ... ] abbiano un certo fondamento... [È opportuna] un’approfondita analisi da parte del competente giudice in merito ad eventuali fatti di corruzione o di interesse privato in atti d’ufficio... Perché è certo che [la modifica delle rotte] portò rumorosità su paesi densamente abitati; ed inoltre perché si sospetta che mutamento delle rotte e conseguente inquinamento acustico furono conseguenza di illeciti di grandi proporzioni implicanti responsabilità di pubblici amministratori” [Nella sentenza, il Pretore di Milano cita la deposizione del teste Guido Provera (“Mi è stato detto che la Regione Lombardia riceveva molteplici telefonate da Roma perché venisse approvato il "Notam" dei settembre 1973”), e fa riferimento a un documento “in cui si espone un aumento dei prezzi di vendita praticati dalla EdiInord per l'insediamento di "Milano 2": tali prezzi da 140 mila lire al mq del '70-71, balzano fino a 290 mila lire al mq nel settembre 1973, quindi proprio nel momento in cui prendeva efficacia (il nuovo) "Notam"]. ” Il 3 marzo 1977, la Seconda sezione penale del Tribunale di Milano riconobbe l’imputato don Luigi Verzé colpevole di “istigazione alla corruzione” “ “per avere, quale Presidente dell'Ospedale San Raffaele, con atti idonei diretti in modo non equivoco, ad indurre il dottor Rivolta, assessore alla Sanità della Regione Lombardia, a compiere atti contrari ai doveri del proprio ufficio, promesso di corrispondergli il 5 per cento sull'ammontare del residuo contributo pari a L. 1.500.000.000 circa, quale corrispettivo della erogazione da parte dell'Ente Regione ad esso Verzé del predetto residuo contributo”. Nella sentenza è scritto di “sorprendenti circostanze attraverso le quali l'ente di don Verzé era riuscito a ottenere la qualifica di “Istituto scientifico””, del fatto che l’imputato era “strettamente legato agli ambienti della Democrazia cristiana, ma egli aveva dimostrato di esercitare [anche] una notevole influenza sulle pubbliche autorità”; dopo una minuziosa ricostruzione dell'intricato tentativo di corruzione dell'imputato nei confronti dell'assessore Rivolta, il Tribunale conclude: “II reato commesso da don Verzé non poteva essere considerato lieve, se valutato nel quadro delle circostanze in cui era sorta e si era sviluppata l'iniziativa di costruire l'Ospedale San Raffaele. Da questo punto di vista, don Verzé doveva essere ritenuto un imprenditore abile e spregiudicato, inserito in ambienti finanziari e politici privi di scrupoli sul piano etico e giuridico-penale”.
La santità di don Verzè
[Nel maggio 1989, "Panorama" pubblicherà il seguente ritratto dell'esimio don Verzé: “Sei comunicazioni giudiziarie a medici e responsabili [dell'Ospedale San Raffaele] per omicidio colposo (la morte di un paziente rimasto per 30 ore senza diagnosi e cure adeguate)... La sentenza del Tribunale di Milano che ha definitivamente annullato le rette di favore stipulate [dal San Raffaele] con la Regione, condannando l'assessore compiacente... Nel 1976, don Verzé viene condannato a tre mesi di arresto per i lavori di ampliamento dell'Ospedale avviati senza licenza edilizia... [e proprio] in materia di abusi edilizi che don Verzé ha avuto più frequentemente a che fare con la legge: da anni, per esempio, si trascina un contenzioso con gli abitanti di Milano 2 che si considerano "scippati” come spiega Silvio Fontanelli, consigliere indipendente al Comune di Segrate, di una strada che avrebbe dovuto costeggiare il quartiere e che non verrà mai realizzata perché su parte di quel terreno sono stati eretti nuovi edifici dell'ospedale. "Costruzioni abusive", specifica Fontanelli, "che anche dopo l'ultima ordinanza del pretore sono ancora li. Quando si hanno i santi in Paradiso tutto è possibile"”]. Ma nessuno degli strascichi giudiziari scaturiti dallo scandalo Milano 2-San Raffaele (dalle denunce a carico dei ministri Valsecchi e Scalfaro e del rettore Schiavinato, a quelle riguardanti i sindaci Rosa e Turri e la stessa Edilnord) approderà a sentenze di condanna definitive. Tra archiviazioni, stralci, rinvii a giudizio, ricorsi, assoluzioni, prescrizione di reati, perfino lo spretato don Verzé si vedrà risparmiata (per intervenuta prescrizione) la condanna subita in primo grado per "tentata corruzione".
Ancora dal libro di Ruggeri: “Del resto, il regime Dc-Psi è già operante, la prassi delle tangenti è già regola, l'impunità per le corruttele polifico-affaristiche è già garantita; gli anni di “Mani pulite” sono ancora molto lontani. Solo un ventennio dopo, infatti, le inchieste giudiziarie di “Mani pulite” scoperchieranno “Segratopoli”, rivelando il verminaio di corruttele, scandali edilizi, mazzette e appalti truccati, all'ombra del Comune di Segrate. Decine di amministratori e costruttori finiranno in carcere: tra essi, il corrotto sindaco craxiano Renato Turri (arrestato sulla scia di una decina di ordini di cattura); verrà arrestato per corruzione anche il costruttore Antonio D'Adamo (già dipendente e prestanome della Edilnord negli anni di Milano 2). [Su questo personaggio,che accompagnò le vicende più importanti di Mani Pulite, v. Vittorio Malagutti sul Corriere della Sera: “L'imprenditore milanese coinvolto nell' inchiesta sull'ex magistrato Antonio Di Pietro) era socio accomandatario del Cavaliere prima di mettersi in proprio. D'Adamo, il costruttore con un "debito di riconoscenza " per Silvio negli anni d' oro, nella Milano da bere degli anni Ottanta, seduto alla scrivania nel suo mega ufficio a due passi da piazza Duomo, Antonio D' Adamo dichiarava con orgoglio il suo debito di riconoscenza. "Silvio Berlusconi? Un grande imprenditore e per me un grande maestro". E chi l' avrebbe mai detto allora che l' allievo e il maestro si sarebbero trovati un giorno, insieme, sulle pagine di tutti giornali, protagonisti di un affaire dove si sprecano colpi bassi e schizzi di fango? Colpa di una telefonata, poche battute finite agli atti dell' inchiesta bresciana su Antonio Di Pietro. Sul caso Di Pietro tornano quindi a incrociarsi le strade di Berlusconi e di D'Adamo professione costruttore, ma anche finanziere ed editore, come amava dipingersi fino a qualche anno fa, raccontando ai giornali la sua carriera di costruttore. Ricordava tempi lontani l' ingegner D'Adamo. Ricordava di quando era arrivato a Milano, trovando la fortuna e un incarico di prestigio nella Edilnord di Berlusconi, l' impresa edile che realizzò Milano 2, primo successo nell' irresistibile ascesa del futuro inventore di Canale 5. Poi D' Adamo si era messo in proprio. Costruttore e immobiliarista come il suo maestro. Ma a Milano, sara' stata l' invidia, sara' stata la malignita' corrente nel mondo degli affari, c' era sempre chi etichettava D'Adamo come un uomo di Berlusconi. Una specie di satellite mai uscito dall' orbita del suo ex datore di lavoro. D'Adamo smentiva tutto, indignato. Eppure a suo tempo i legami erano stretti, strettissimi. A tal punto che la Edilnord, l' impresa capositipite dell'impero Berlusconi, nel 1977 portava il seguente nome, ben stampato su tutti i documenti ufficiali: "Edilnord centri residenziali di Dr. Ing. Antonio D' Adamo e C.". Che cosa significa? Significa che la Edilnord, a quel tempo impegnata nella costruzione di Milano 2, vedeva D'Adamo nella veste di socio accomandatario. Ovvero, come specifica un documento bancario dell' epoca, "socio d'opera senza alcun diritto sul patrimonio sociale". Insomma, il costruttore di origini pugliesi era molto di piu' di un manager qualsiasi per Berlusconi. Era un manager tanto apprezzato e fidato da delegargli poteri di gestione nell' azienda piu' importante del gruppo. Come socio accomandante, cioe' come titolare dell' intero capitale sociale, figurava invece una societa' svizzera dal nome a dir poco complicato: la Aktiengesenllschaft fur Immobilienanlagen. E Berlusconi dov' era? A che titolo compariva in quella che poi fu una delle imprese portanti del suo gruppo? A quei tempi, come conferma la documentazione ufficiale, Berlusconi figurava come garante. Come firmatario delle fideiussioni che assistevano i prestiti bancari elargiti alla Edilnord. D'Adamo resto' al vertice della societa' per alcuni mesi. Poi si insedio' al suo posto un altro personaggio chiave dell' entourage berlusconiano dei primi anni, quelli della grande ascesa. Alla testa dell' Edilnord, sempre con la veste di socio accomandatario, si insedio' Umberto Previti. E quest' ultimo e' il padre di Cesare, l' avvocato di Berlusconi nonche' ex ministro nel governo guidato dal leader di Forza Italia. Pochi mesi dopo l' ingresso di Previti senior la Edilnord ando' in liquidazione. Berlusconi cambio' strumento di investimento. Mentre D'Adamo di li' a poco doveva prendere il largo da solo. Una carriera velocissima, a suon di licenze edilizie a Milano e nell' hinterland. Tra un affare e l' altro D'Adamo trovo' il tempo di coltivare l' amicizia con Di Pietro. Poi arrivo' Tangentopoli. E anche per D'Adamo, come per molti altri costruttori, arrivarono le inchieste, i processi e infine le condanne. E adesso, come in un incubo senza fine, tornano anche i fantasmi del passato: Berlusconi e Di Pietro”.] Berlusconi, da parte sua, sarà assiso alla presidenza del Consiglio, capo di un governo che emanerà un “condono edilizio” e che tenterà di varare un decreto “salva-ladri” per sottrarre i corrotti al carcere. Benché operi nell'ombra, coperto da prestanome e coi capitali di anonime finanziarie svizzere, sulla figura del palazzinaro Silvio Berlusconi, in seguito alla scandalosa speculazione multimiliardaria di Milano 2, comincia ad appuntarsi l’attenzione della stampa. Tra i primi a occuparsi del misterioso affarista è Giorgio Bocca, che nel marzo 1976 scrive: “Milano è la città in cui un certo Berlusconi di 34 anni costruisce "Milano 2” cioè mette su un cantiere che costa 500 milioni al giorno. Chi glieli ha dati? Non si sa. Chi gli dà i permessi di costruzione e dirotta gli aerei dal suo quartiere? Questo lo si sa, anche se si ignora il resto. Come è possibile che un giovanotto di 34 anni come questo Berlusconi abbia un “jet” personale con cui raggiunge nei Caraibi la sua barca che sarebbe poi una nave oceanografica? Noi saremmo molto curiosi, molto interessati a sapere dal signor Berlusconi la storia della sua vita: ci racconti come si fa a passare dall'ago al milione o dal milione ai cento miliardi” [La Repubblica 11 marzo 1976. Il brano era posto a conclusione di un articolo nel quale Bocca si occupava del faccendiere Franco Ambrosio: delle sue misteriose quanto ingenti disponibilità finanziarie, e dei suoi traffici con le banche svizzere; secondo la testimonianza di un banchiere riportata da Bocca nell'articolo, “a Milano [sono molti] i personaggi simili a Ambrosio... Come possono [questi personaggi fare i miliardi [in una regione in crisi come è la Lombardia]? Li fanno esportando capitali, trafficando sulla droga, prestando il nome alle speculazioni dei politici ... ”]. Berlusconi lavora sott'acqua, non appare mai”, scrive il quotidiano “Lotta Continua” il 25 marzo 1977. “Gli strascichi amministrativi e giudiziari [dello scandalo di Milano 2] si sono risolti senza danno per Berlusconi [...] Quel che sorprende è la capacità di Berlusconi di costruire una intera città senza praticamente possedere nulla di suo. Avvalendosi di potenti protezioni (e di alcune grosse banche come il Monte dei Paschi di Siena e la Banca Nazionale del Lavoro) Berlusconi ha venduto le case, e incassato i soldi, prima ancora di costruirle [...]. Mentre la Edilnord mette in cantiere un nuovo villaggio residenziale, Milano 3, Berlusconi comincia a viaggiare, e avendo come intermediarie banche panamensi e lussemburghesi, combina affari in Medio Oriente e in Libia”. Nello stesso marzo 1977 Berlusconi rilascia a Camilla Cederna “la sua prima intervista”; Cederna descrive l'intervistato cosi: "E’ cattolico e praticante, e ha votato Dc... E’ considerato uno dei maggiori speculatori edilizi del nostro tempo. Si lega prima con la corrente di Base della Dc (Marcora e Bassetti), poi col Centro, cosi che il segretario provinciale Roberto Mazzotta è il suo uomo. Altro suo punto di riferimento è il PSI, cioè Craxi, che vuol dire Tognoli, cioè il Sindaco [di Milano]. È allergico alle fotografie – “Anche per via dei rapimenti” spiega con un sorriso ironico solo a metà ( ... ) In settembre comincerà a trasmettere la sua “Telemilano” e pare che in questo suo progetto sia stato aiutato dall'amico [democristiano] Vittorino Colombo, ministro delle Poste e della Tv”.
Le tasche degli altri
Travaglio commenta la complessiva vicenda della costruzione del San Raffaele e degli abusi commessi per la sua realizzazione rilevando:
FINE DELLA PRIMA PARTE lA SECONDA PARTE ("Il San Raffaele naufraga nel Mediterraneo"), il 28 gennaio 2012 Sudcritica |
| Ultimo aggiornamento Sabato 28 Gennaio 2012 22:58 |