| =STORIE SCONOSCIUTE. Balsignano, Modugno= |
|
| Scritto da Redazione |
| Sabato 24 Maggio 2014 21:12 |
|
bentornato Balsignano Per uno strano gioco del tempo è toccato a Nicola Magrone riprendere nelle mani, come Sindaco, per conto del Comune di Modugno, quel simbolo della storia del paese che è il complesso fortificato di Balsignano, ritenuto dalla Direzione Generale per le Antichità “rara testimonianza degli insediamenti fortificati di età medievale in Terra di Bari”.
Con l’intervento di Magrone, allora deputato progressista, la procedura amministrativa fu conclusa alla fine del 1995 convenendosi, in quella circostanza, che il complesso monumentale ''dovra', una volta acquisito dallo Stato e restaurato, essere dato alla gestione del Comune di Modugno''. Cosa che, finalmente, oggi avviene.
IL DOCUMENTO
Camera dei Deputati - XII Legislatura della repubblica italiana INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00217
- premesso che: - - il Soprintendente per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici della Puglia arch. Riccardo Mola aveva segnalato all'Ufficio Centrale per i Beni A.A. A.A.S. - Div. III del Ministero per i beni culturali, ai fini delle misure di tutela di cui alla legge n. 1089 del 1^ giugno 1939, che "il complesso di Balsignano, sito nel comune di Modugno, contrada Balsignano, riveste importante interesse storico-artistico ai sensi della legge n. 1089 del 1939 in quanto eccezionale testimonianza di costruzioni medioevali rimaste all'interno dell'antico borgo di Balsignano. Del nucleo urbano originario, delimitato da una cinta muraria che probabilmente ne definiva i confini, restano solamente gli edifici rappresentativi quali il castello, la Chiesa di San Felice (importantissimo esempio dell'architettura - "il complesso di Balsignano, sito nella omonima localita' del territorio comunale di Modugno (Bari), costituisce una rara testimonianza dei numerosi "casali" che tra il IX e l'XI secolo popolavano il paesaggio rurale di Terra di Bari. Il casale sorge in un sito di notevole bellezza a circa tre chilometri dall'abitato; e' posto in posizione dominante alla confluenza di valli torrenziali. Sia nelle immediate vicinanze che piu' lontano, lungo la lama, sono presenti altri insediamenti, religiosi e civili, che provano la continua frequentazione del luogo. Sebbene gravemente depauperato rispetto all'originaria consistenza, il vecchio nucleo abitato, delimitato da una cinta muraria che ne doveva determinare un tempo i confini, conserva ancora gli edifici piu' rappresentativi, quali il castello e due chiese, San Felice e Santa Maria di Costantinopoli. Totalmente distrutte risultano, invece, le abitazioni o comunque le altre strutture edilizie che in origine lo completavano e di cui verosimilmente si potrebbero rinvenire importanti testimonianze attraverso un'opportuna campagna di scavo" (Relazione tecnica e storico artistica al progetto speciale "complesso di Balsignano", arch. progettista Emilia Pellegrino della Soprintendenza di Bari); - - "fra X e XI secolo, dunque, Balsignano si sviluppo' come nucleo insediativo fortificato, in posizione eminente in un'area servita - "chi visita ora Balsignano di Modugno, riconosce agevolmente la pianta del borgo medioevale, che e' circondato per tre lati da strade, e pel quarto, a sud, dove e' meglio conservata la cinta murale, da un sentiero in alto sulla valle. (...) La piu' antica di questa (delle due chiesette del borgo), S. Felice, desta vivo interesse per la singolarita' o liberta' della sua pianta, per l'elegante semplicita' della sua architettura e decorazione, per le incertezze stesse originate dalla stato presente dell'edificio in parte rovinato. ( ...) se la fattura della nave principale si rivela con sicurezza della prima meta' del Duecento, quella della nave laterale appartiene ad un metodo di muratura che non si puo' circoscrivere in un'epoca determinata. Ma comunque sia cio' avvenuto e quale delle due fabbriche abbia preceduto l'altra, e' curioso trovare accanto e incastrati tra loro un trullo e una chiesetta a cupola, generi di costruzione la cui affinita' e' stata cosi' lucidamente esposta da Emilio Bertaux in un capitolo della sua opera su l'arte nell'Italia meridionale (Bertaux, L'art dans l'Italie meridionale, Paris, Fontemoing, 1904. Per Balsignano si confr. le pagine 381, 386, 391) (...) - - il decreto 14 febbraio 1981 del Ministro per i beni culturali e ambientali venne notificato al proprietario del complesso, avvocato Giovanni Lacalamita, il 2 aprile 1981; fra l'estate e l'autunno del 1982, il Ministero per i beni culturali e ambientali e quello per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno elaborarono il "Progetto speciale "Itinerari turistico culturali nel Mezzogiorno""; Balsignano venne "inserito" nell'"itinerario normanno-svevo"; gli interventi piu' "immediati" previsti nel progetto "Complesso Balsignano" vennero cosi' definiti nella relazione tecnica e storico artistica del progettista arch. Emilia Pellegrino: "La proprieta' privata del casale ha sempre costituito il maggior ostacolo ad un intervento diretto di restauro finanziato dal Ministero per i Beni Culturali o anche all'utilizzo di finanziamenti regionali. Proprio per ovviare a questo impedimento, e considerato che le precarie condizioni del complesso rendono improcrastinabile il recupero delle strutture superstiti, il comune di Modugno e questa Soprintendenza hanno, da alcuni anni, avviato le procedure per addivenire rispettivamente all'esproprio o all'acquisizione del bene al demanio dello Stato. La richiesta di autorizzazione all'esproprio da parte del comune, inoltrata il 14 marzo 1984, e' ancora all'esame del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (e si era nel maggio 1985!); su tale proposta questa Soprintendenza (di Bari) ha espresso parere favorevole. Successivamente, con nota (...) del 22 aprile 1985, questo Ufficio (Soprintendenza di Bari) ha fatto presente al Ministero alcune considerazioni che fanno ritenere preferibile - la cosa fu portata a conoscenza del Ministero per i Beni culturali dalla Soprintendenza di Puglia il 13 novembre 1989; con la precisazione che Giovanni Lacalamitarinuncio' pure alla somma aggiuntiva riconosciutagli dalla stessa Soprintendenza per il valore artistico dei beni (lire 50.000.000), pur di definire al piu' presto la vicenda; - la "pratica", pur di facile definizione, rimase, dal 1989 sostanzialmente ferma, salvo un suo singolare e sinistro vagabondare tra Ministero per i Beni culturali e Ministero delle Finanze; nel frattempo, di concreto, la Soprintendenza di Puglia aveva realizzato interventi per un importo di circa 70.000.000 (consolidamento della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli e delle strutture murarie che delimitano l'intero casale); e tanto, nonostante il problema vergognosamente irrisolto dell'acquisizione del complesso; - contemporaneamente, la Soprintendenza archeologica di Puglia realizzo' scavi a seguito dei quali venne alla luce un sepolcreto, strutture conventuali ed abitative nonche' un'abside probabilmente di eta' tardo-romana e, all'interno della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, ad un livello di m 2,5 al di sotto del precedente piano di calpestio, una necropoli medievale, affreschi, una nicchia (probabilmente una tomba) e strutture che riportano ragionevolmente a due chiese ancora piu' antiche; sorprendentemente, il 13 maggio 1992 (!), il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali si "rifece vivo" con la Soprintendenza di Puglia per richiedere "i documenti necessari alla dichiarazione di pubblica utilita' e all'esproprio, corredati da una stima aggiornata dell'Ute" (il tutto, fermo l'impegno finanziario per lire 502.735.697); il 3 novembre 1992, la Soprintendenza di Puglia invio' al Ministero la documentazione richiesta informando che l'Ute aveva, intanto, aggiornato la stima del complesso portandola a lire 266.000.000; - il 23 novembre 1993, il Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali, ..."esaminati gli atti", richiese ulteriori documenti alla Soprintendenza di Puglia "per dare inizio alla procedura di rito" e resto', senza alcun timore del ridicolo, "in attesa di urgente riscontro"; tra i documenti richiesti, quelli relativi ai "tempi d'inizio e di esecuzione dell'esproprio" del complesso;insomma, come se nulla fosse accaduto prima e come se da ormai dieci anni il proprietario non avesse ripetutamente dichiarato la sua disponibilita' a cedere il complesso; - il 24 febbraio 1994, il Soprintendente A.A.A.A.S. di Puglia, arch. Roberto Di Paola, trasmise la documentazione richiesta; quanto - il 1^ aprile 1994, il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali invio' alla Soprintendenza di Puglia una ulteriore, inconcludente, richiesta di atti e mostro' di meravigliarsi della lievitazione del prezzo dei beni da acquisire; - Il sottoscritto Deputato Nicola Magrone chiede di sapere: se in tutti questi accadimenti, segnati dall'evidente disprezzo per l'interesse pubblico e dello stesso pubblico danaro, non siano ravvisabili precise responsabilita' ministeriali; se non vi siano ravvisabili ampie tracce di una volonta' di discriminazioni contro il Mezzogiorno ed i suoi numerosi giacimenti culturali; se non sia giudicato urgentissimo l'intervento dello stesso Ministro per ordinare che si perfezioni immediatamente l'atto di cessione del complesso dal privato (consenziente da un decennio) allo Stato e, conseguentemente, per accertare quali interessi abbiano mosso il Ministero nel boicottare l'esecuzione di un progetto che avrebbe restituito alla comunita' internazionale degli studiosi e alla societa' civile un insieme monumentale di indiscusso altissimo valore; se non ritenga che l'intera vicenda non abbia finito per penalizzare una regione meridionale anche nelle sue legittime aspirazioni ad una presenza piu' "forte" nello scenario culturale e storico italiano e mondiale; se non siano ravvisati gli "estremi" per interessare della vicenda, nei suoi sinistri risvolti che testimoniano lo spreco indebito di pubblico denaro, la competente Autorita' Giudiziaria. (3-00217)
SUDCRITICA .
|
| Ultimo aggiornamento Lunedì 26 Maggio 2014 12:54 |