| =ASSALTO ALLA COSTITUZIONE= |
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| Scritto da Redazione |
| Domenica 20 Settembre 2015 22:21 |
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“Venduti & Comprati” [Marco Travaglio, il Fatto, 20 settembre 2015]
“Libero voto in libero mercato”, titolava l’Unità l’11.12.2010: “Una maggioranza rabberciata con il voto di fiducia di alcuni deputati venduti non ha nulla a che vedere con i principi della buona politica”. E tre giorni dopo: “Governo Scilipoti”. Va detto che l’Unità era ancora un giornale, diretto da una giornalista, Concita De Gregorio. Oggi è il bollettino parrocchiale di Palazzo Chigi, infatti titola: “Stagione di riforme” e “Renzi: i numeri ci sono” (su come li ha raccattati, zitti e mosca), col contorno di BerjaStaino che tenta disperatamente di far ridere con la consueta vignetta-marchetta: un cane dice a Dio “Se ci pensavi un po’ il mondo lo facevi meglio”, e Dio risponde “Se davo retta alla minoranza, ero ancora lì a pensarci” (Dio naturalmente è Renzi). Famiglia Cristiana definiva la compravendita berlusconiana dei senatori “peggio di Tangentopoli”. Oggi invece tace. Di Pietro, dopo il trasloco di Razzi&Scilipoti, sporse denuncia e la Procura di Roma aprì un fascicolo. Oggi a nessuno viene neppure l’idea, Di Pietro è stato rottamato (così impara: era contro le larghe intese). E quel che resta dell’Idv è in Senato con gli ex 5Stelle Romani e Bencini, pronti a saltare sul carro renziano. “Scandalo in Parlamento”, tuonava Repubblica irridendo ai “Cicchitto e i Verdini, i Bondi e gli Alfano” che gabellavano il mercimonio per “libera dialettica parlamentare”. Oggi i Cicchitto, i Verdini, i Bondi e gli Alfano stanno tutti con Renzi e a Repubblica va benissimo così. Neppure la minaccia, prima fatta filtrare con apposita velina dai soliti “retroscenisti” e poi furbescamente smentita, di trasformare il Senato in un museo sordo e grigio, fa alzare un sopracciglio ai Mauro Boys. I titoli di ieri sono una trionfale cavalcata delle Valchirie in onore dei Renzi Boys: “Renzi sul Senato: accordo possibile”, evvai. “I conti del premier: ‘Stavolta ci siamo’”, wow! “Da Verdini sì alla riforma: entriamo in maggioranza”, e sono belle soddisfazioni. “Senato, sull’articolo 2 spunta una mediazione” (Repubblica la annuncia da due mesi e non s’è mai vista, però Repubblica insiste). “Primi sì in aula, Pd unito”, ahahahah. “Il premier apre: intesa possibile ma senza ricominciare daccapo” (cioè nessuna intesa possibile). “L’ultima sfida di Anna: ‘Sopporto i sospetti con cristiana virtù’” (dove Anna è la Finocchiaro, santa subito, e pure martire). Della compravendita, su Repubblica, non c’è traccia, a parte un colonnino pudicamente intitolato: “Quei trenta indecisi dell’opposizione pronti al soccorso”. Ecco: “soccorso”, mica “mercato delle vacche” o “vergogna” o “scandalo” come ai tempi di B. Dipende da chi è il compratore. “Niente inciuci con Renzi, solo consulenza”, precisa l’ex leghista Flavio Tosi nell’apposita, rassicurante intervista, e pazienza se dopo l’incontro a Palazzo Chigi è passato dall’opposizione alla maggioranza, almeno sul Senato. Tutto bene, dunque, nessuna compravendita: al massimo soccorso, o consulenza. Anche Raffaele Cantone è indignato per “l’immoralità del mercato in Parlamento”, o meglio lo era quando lo faceva il Caimano. Oggi parla d’altro. Ma allacciate le cinture, perché il meglio arriva ora. Il 14.1.2010, a Porta a Porta un giovane politico di belle speranze se la prese con Paola Binetti che aveva appena mollato il Pd per l’Udc: “La tua posizione è rispettabile, ma dovevate avere il coraggio di dimettervi dal Pd e dal Parlamento, perché non si sta in Parlamento coi voti presi dal Pd per andare contro il Pd. È ora di finirla con chi viene eletto con qualcuno e poi passa di là. Vale per quelli di là, per quelli della sinistra, per tutti. Se c’è l’astensionismo è anche perché se io prendo e decido di mollare con i miei, mollo con i miei - è legittimo farlo, perché non me l’ha ordinato il dottore - però ho il coraggio anche di avere rispetto per chi mi ha votato, perché chi mi ha votato non ha cambiato idea”. Il 22.2.2011 il giovanotto ribadì: “Se uno smette di credere in un progetto politico, non deve certo essere costretto con la catena a stare in un partito. Ma, quando se ne va, deve fare il favore di lasciare anche il seggiolino”. Si chiamava Matteo Renzi, detto il Rottamatore e non ancora il Compratore. . [Marco Travaglio, il Fatto, 20 settembre 2015] |
| Ultimo aggiornamento Domenica 20 Settembre 2015 22:45 |