| =CONDANNARE LA VIOLENZA SULLE DONNE CON IMMAGINI DI VIOLENZA= |
|
| Scritto da Redazione |
| Mercoledì 27 Novembre 2013 23:55 |
|
____________________ “mai come in questi giorni, immagini di violenza su donne sono state sovente associate a dibattiti, manifestazioni e campagne di sensibilizzazione di condanna alla stessa violenza di genere. Immagini di donne pestate a sangue, donne in posizione di difesa e sottomissione, visi femminili tumefatti e cosparsi di lividi, hanno avuto questa funzione di sostenere un messaggio che è condanna a tutte le forme violenza sulla donna, da quella fisica a quelle più subdole e perversamente presenti nel quotidiano, vere anticamere all'annientamento fisico vero e proprio” La campagna di sensibilizzazione contro il femmininicidio e la violenza sulle donne, riacutizzata in prossimità della data del 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, quest'anno è stata presente in più ampi spazi sui media e in contesti diversi anche altamente istituzionali, soprattutto all'interno di eventi che si sono moltiplicati nella società civile. Inutile ricordare che qui in Italia la questione del femminicidio tocca punte elevatissime con statistiche quasi quotidianamente aggiornate. Eppure mai come in questi giorni, immagini di violenza su donne sono state sovente associate a dibattiti, manifestazioni e campagne di sensibilizzazione di condanna alla stessa violenza di genere. Immagini di donne pestate a sangue, donne in posizione di difesa e sottomissione, visi femminili tumefatti e cosparsi di lividi, hanno avuto questa funzione di sostenere un messaggio che è condanna a tutte le forme violenza sulla donna, da quella fisica a quelle più subdole e perversamente presenti nel quotidiano, vere anticamere all'annientamento fisico vero e proprio. Sono questi i fenomeni da distinguere e ben individuare, perchè non sia troppo tardi, perchè già un episodio di violenza fisica è l'innesto di un circuito dannato in cui ricatti paurosi e intimidazioni hanno sbarrato le porte di casa e allontanato la possibile richiesta d'aiuto.
Così accade paradossalmente che si decide di parlare di donne per difenderne i diritti basilari attraverso immagini violente di vite violate di donne, riproponendo in definitiva quella connotazione di genere di minorità, retaggio antico e mai abbastanza lontano del nostro brodo di cultura primordiale. Si tratta di quella cultura di cui siamo tutti impastati, che fa fatica a liberarsi da pesanti ancoraggi, segni che emergono potenti persino nei discorsi di alti rappresentanti istituzionali (si pensi alle “palle d'acciaio” del primo ministro Letta, espre Tutto questo ci fa comprendere quanto insufficiente e finanche ipocrita sia parlare di violenza di genere fuori da una seria riflessione sui modi e forme del sentire e conoscere, esprimere idee e mete dell'agire politico. Ci fa capire che abbiamo urgentemente bisogno di parole e immagini diverse di donna e di uomo per parlare di persone in tutta la loro complessità di percezioni dell'altro e drammaticità di relazioni, i ruoli di subalternità e potere all'interno delle relazioni interpersonali private, così come in quelle lavorative. Abbiamo bisogno di una riflessione coniugata al maschile ed al femminile per affrontare una questione come quella della violenza di genere, che riguarda il grado di civiltà della società di cui siamo parte. . |
| Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Novembre 2013 00:32 |