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Scritto da Redazione   
Lunedì 24 Ottobre 2011 20:40

"Mio padre Mazar" - testimonianza di Besnik Sopoti

 

 

mazar_sopotiL a vicenda intellettuale di Mazar Sopoti, padre dell’apolide Besnik, conclusasi in maniera cruenta a Bari nel 1944, è strettamente legata alle grandi questioni storiche e geopolitiche del ‘900, e più precisamente a quelle che hanno avuto nei Balcani un inaudito teatro grondante sangue, pulizie etniche, massacri e genocidi.

L’Albania e il Kosovo costituiscono una parte significativa di questa storia. Mazar Sopoti, a sua volta, costituisce una figura giornalistica decisiva per la comprensione di quanto ai più è rimasto fino ad oggi incompreso. Penserà, dunque, Besnik Sopoti a ricordare, ripercorrendole appassionatamente, le tappe più importanti della biografia del suo genitore, mentre qui ci si limiterà a delineare brevemente il quadro storico-politico a cui ci si riferisce.

L’unione politica dell’Albania, lungo tutto il ‘900, non si è mai compiuta per la ragione che terre come quelle del Kosovo e della Çamerïa, largamente sentite come albanesi e tradizionalmente popolate da albanesi, sono state continuamente oggetto di dispute ‘internazionali’, nonché di annessione da parte di altri stati. Già nel 1913 il Trattato di Londra assegnava alla Serbia il controllo del Kosovo. Nel primo dopoguerra, dopo una breve parentesi di riflusso, i serbi tornarono ad occupare il Kosovo, colonizzandolo e perseguitando gli albanesi che componevano, fino ad allora, il sessanta per cento dell’intera popolazione kosovara. Il potere serbo non risparmiò atrocità alle etnie albanesi, anzi si affermò per mezzo di eccidi, distruzione delle abitazioni e adozione di particolari politiche di esodo forzato dei cittadini albanesi. Un’operazione di pulizia etnica, a favore dell’immigrazione serba, prolungatasi fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Sono gli anni in cui Mazar Sopoti intensifica la sua attività politica di patriota.

Seguono le invasioni, con conseguenti occupazioni, fasciste e naziste, alle quali sarà posta fine con la ‘liberazione’ del Kosovo, guidata dalle forze della ‘resistenza’ (partigiani e organizzazioni comuniste, tanto serbi quanto albanesi). Ma anche in quest’ultima fase si può ben scorgere l’appetito serbo sul Kosovo, chiarito dalle parole dello stesso Besnik Sopoti in questa intervista - http://www.sudcritica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=235:besnik-sopoti-qe-tu-chi-seiq&catid=32:cultura-spettacolo&Itemid=41 -, nella quale egli sostiene che il Partito Comunista albanese, nato nel 1941, fu concepito da Tito all’interno di un suo disegno finalizzato, ancora una volta, a sottrarre il Kosovo al controllo dell’Albania. Infatti, al termine del conflitto mondiale, il Kosovo diventa provincia serba della nuova repubblica jugoslava.

Ci fermiamo qua perché all’incirca qua s’interrompe la vita di Mazar Sopoti, tuttavia procura non poca inquietudine la constatazione che quarant’anni dopo, quando il Kosovo sta per riconquistarsi finalmente l’autonomia da Belgrado, il comunista Milosevic, diventato Presidente della Repubblica serba, torna a perseguitare la popolazione albanese in Kosovo (che nel frattempo era tornata a crescere), riproponendo, tali e quali, le politiche repressive attuate nella prima metà del secolo, forse addirittura inasprendo persecuzioni e pulizia etnica, al punto che si arriverà al conflitto armato internazionale del 1999.  

 

[Nicola Sacco]

 

 

MAZAR SOPOTI, "mio padre, il nazionalista democratico, nella morsa dell'internazionalismo panslavista"   

 

di Besnik Sopoti

______________

Il sistema comunista albanese, il più crudele  tra i totalitarismi del ventesimo secolo - fondato sul crimine, sulla menzogna, sulla sopraffazione, sul terrore e sul sangue - fece di tutto per sopprimere e cancellare l’identità di uno dei popoli più antichi e autoctoni della penisola balcanica. Il partito di Enver Hoxha, prodotto delle agenzie comuniste serbe, piantò il seme della discordia e del fratricidio sul suolo albanese contro gli interessi dell’intera nazione e specialmente contro la culla dell’albanità: il martoriato Kosovo. Impugnò le armi per sgozzare il nostro nazionalismo, l’erudizione, la fede religiosa, la democrazia e la fratellanza. Per decine di anni si infangò il nome di poeti e di figure simboliche della religione e della questione nazionale: Padre Giorgio Fishta, Vincenc Prenushi, Padre Anton Arapi, Mit’hat Frashëri, Faik Konica, Ernest Koliqi, Xhelal Mitrovica e tanti altri. E questo solo perché amarono il paese, il popolo, la lingua (degli antenati), la religione e la cultura della parola data. La virtù e la saggezza vennero considerati crimini.

L’arma del Sigurimi perseguitò, imprigionò e uccise veri patrioti, onesti intellettuali, devoti credenti e ardenti democratici. La falsificazione dei fatti, la calunnia e l’impostura vennero, invece, considerati dei meriti. Sfigurando verità storiche e imponendo il silenzio, le autorità nazionali danneggiarono seriamente la coscienza della nazione. E questo male, questo luttuoso disastro venne da uomini privi di ogni sorta di principi e di scrupoli, i quali, in nome dell’internazionalismo, servirono gli interessi panslavi nei Balcani e in Europa. Chi amò, scrisse e si batté per l’Albania etnica fu subito indicato come nemico del popolo e criminale di guerra.

Così fu considerato e perseguitato, da vivo e da morto, Mazar Sopoti, personalità del giornalismo e della pubblicistica nazionale, importante figura del pensiero albanese, il quale con i suoi scritti, anche all’estero,  diede il suo prezioso contributo al nevralgico problema della nazione: l’unione con il Kosovo per un’Albania etnica.

Questo autentico intellettuale, quest’uomo saggio e di nobili sentimenti che dedicò tutta la sua vita alla questione della patria e al suo popolo, nacque il 3 maggio del 1905 in una famiglia patriottica a Tirana. Come tanti altri giovani del suo tempo s’ispirò al nobile sentimento dell’amore per la patria vedendo coi propri occhi la lotta e gli sforzi che faceva un intero popolo per un po’ di luce, di cultura e di libertà. Furono gli anni delle rivolte per l’indipendenza ma anche gli anni in cui si sentiva il bisogno del contatto col mondo civilizzato, il bisogno dei libri e delle notizie dai paesi evoluti … Intelligente e acuto studioso, ben presto attirò l’attenzione dei circoli intellettuali dell’epoca gestiti da Fan Noli, Luigj Gurakuqi e Tereno Toçi, i quali s’impegnarono ad istruirlo presso il collegio San Demetrio Corone. Apprezzandolo per i suoi meriti e vedendo in lui un giovane capace e di buona prospettiva per il futuro, queste note personalità gli affidarono l’incarico di segretario nel governo di Fan Noli del 1924.

In casa della famiglia Sopoti venne fondata l’Associazione della Gioventù Albanese “Bashkimi”. Lì abitò per un po’ di tempo anche Bajram Curri. Furono questi fattori a preparare il futuro giornalista, pubblicista, analista e redattore capo, ma in primo luogo fu la sua maturità personale e l’amore che egli nutriva verso l’uomo e il mondo, la sua convinzione che per la patria bisognasse dare tutto perché in essa consisteva la fraternità, l’unione e la benedizione di Dio. Seguì gli studi superiori a Parigi, ove si mise in contatto con le idee progressiste dell’epoca, approfondendo la sociologia e le scienze politiche. Alla fine degli anni venti e durante gli anni trenta, al ritorno da Vienna, s’impegnò come redattore capo della “Gazeta Shqiptare” (che faceva parte della Gazzetta del Mezzogiorno di Bari) e fu il primo speaker per le trasmissioni radiofoniche in lingua albanese trasmesse dalla stessa città di Bari.

Tutti gli scritti e i suoi discorsi sono attraversati dalla convinzione che per la gioventù e per le masse sia necessaria la cultura, l’istruzione pubblica e la coscienza. È contro la vendetta, l’ignoranza e la pseudocultura, il mercenarismo e il brigantaggio. Per un migliore futuro c’è bisogno di una buona educazione familiare e in particolar modo egli vede l’istruzione nella forma della scuola-collegio, secondo il sistema occidentale europeo. Un’esigenza fondamentale di Mazar è quella dell’esposizione storica e la conoscenza delle vicende tramite i fatti, facendone soggetti e oggetti da trattare davanti al popolo, in modo da educarlo con la verità, perché solo la verità e la giustizia possono fare l’uomo e la nazione.

Per realizzare ciò è indispensabile organizzare incontri nazionali in cui mettere a confronto gli atteggiamenti opposti e raggiungere così la vera fraterna unione. Altrimenti, la patria non avrà scampo dai massacri slavo-sciovinisti serbi nelle terre del Kosovo.

Mazar Sopoti ha sostenuto l’idea dell’ Albania “senza sangue e tollerante”. Modesto e ragionevole, logico e conseguente, valoroso, convinto di quello che diceva e scriveva, fece di vita e opera un’unica cosa. Come membro dell’associazione “Bashkimi” chiese a tutti onestà e sacrificio per il bene della nazione. Questa fu la ragione per cui lo chiamarono il giovane dall’educazione biblica. Nella ventennale attività di giornalista e analista pone l’accento sul sacrificio per la patria non come simbolo né come gloria ma come un santo compito benedetto da Dio.

In alcuni manoscritti dell’età giovanile che si trovano presso l’Archivio statale di Tirana, possiamo leggere sue traduzioni di svariati scrittori in una chiara lingua letteraria albanese. Un suo sogno fu quello di scrivere un romanzo in cui dovevano essere rispecchiate le sue impressioni, i ricordi in patria e in alcuni paesi d’Europa nei quali visse, ma il grande impegno nella stampa e il fatto che la sua vita s’interruppe all’età di 39 anni, non gli permisero di realizzare questo sogno. Troviamo un tentativo nel campo della critica letteraria nella sua prefazione al romanzo “L’abisso dell’amore” dello scrittore di talento Mustafa Gürblleshi.

Ad animare i suoi articoli è l’ardente testimonianza del suo giovane patriottismo, il quale non vede altra via d’uscita per l’Albania mutilata dalle ingiustizie della Conferenza degli Ambasciatori se non l’unione con le terre dell’eroico Kosovo; se questo non potrà essere, il paese sarà sempre minacciato dalla fame, dall’indigenza e dall’oscurità dei suoi nemici. Al riguardo, diamo un frammento dell’articolo “L’Albania senza il Kosovo non ha vita” pubblicato su “Bashkimi i Kombit” nr. 36 del 13-02-1944, ove, fra l’altro, dice: “Il nostro passato, in ogni sua circostanza, è stato e rimane una indiscutibile testimonianza che ha caratterizzato in ogni situazione l’anima della nostra stirpe e che si presenta come  sete di libertà e di assoluta indipendenza. Per queste aspirazioni l’albanese è stato arso vivo. L’hanno ucciso e sgozzato, distrutto e devastato. I nuovi e gli antichi eventi lo testimoniano.

[…] Ma i frutti dei nostri sforzi, a confronto delle nostre giuste aspirazioni, furono una grande delusione: l’Albania, nell’ingiusto Convegno degli Ambasciatori, è stata mutilata crudelmente. Il Kosovo, portabandiera di libertà, Dibra, Struga, Tetova e altre eroiche regioni, rimasero fuori dalle nostre frontiere, sotto il giogo straniero […]

La lungimiranza di Mazar Sopoti per gli eventi che ancora dovevano sopravvenire nel destino degli albanesi, dentro e fuori le legittime frontiere, dopo l’avvento del comunismo, è così chiara che non ha bisogno di alcun commento. I fatti della penisola balcanica nella seconda metà del ventesimo secolo parlano da sé.

Quando giunse la notizia che i rossi si erano uniti al Fronte Nazionalista, Mazar Sopoti scattò in piedi e disse: “Non vi ingannate. Non è possibile! I rossi non si battono in nome di questa ma di quell’altra terra”. E così fu. Essi uccidevano il nazionalismo albanese in nome del cosiddetto internazionalismo, il quale altro non era che panslavismo e terrore.

“Essere albanesi”, ecco un altro articolo di fondo, pubblicato su “Bashkimi i Kombit”, nr. 140 del 16-06-1944, che recita: “I leggendari olocausti, le lotte titaniche e il nostro martirio per essere e restare davanti a chiunque quello che realmente e orgogliosamente siamo: Popoli dell’Aquila. […] Negare il passato, quello dei nostri nonni e bisnonni, per ogni albanese intelligente significa negare se stessi, quanto di più inconcepibile […] una nazione è grande solo quando la terra in cui vive è grande, larga e popolosa, ma soprattutto lo è nella capacità di dare una prova essenziale: quando riesce a trasformare in una vera realtà le sue energie spirituali. L’anima della nostra stirpe, nell’ottica dell’interpretazione della nostra storia, dall’antichità fino ai nostri giorni, si è sempre contraddistinta per indipendenza, libertà e albanità. Per questo la nostra stirpe è una nazione, per questo il nostro popolo vuole essere quello che è sempre stato ed è: integralmente albanese: nei sentimenti, nel sangue, nella lingua, nei costumi”.

Il nazionalismo esige in primo luogo consapevolezza e sacrificio affinché ci si senta parte integrante delle profonde radici, fino al punto di immolarsi per la terra in cui si è nati. L’autore di questo articolo non accetta alcuna alienazione. Ha già i suoi eroi e non accetta di sostituirli con quelli del “deserto della Siberia”. Quell’ideologia straniera e lontana non potrà mai alienare il popolo di questa terra antica quanto il tempo. Ma le convinzioni dell’autore del suddetto articolo erano in aperta contraddizione con quanto dicevano e realizzavano gli agenti del panslavismo nella Terra delle Aquile. Dunque, fu questa sua intensa attività di direttore generale della stampa albanese, di redattore capo dei giornali più in vista dell’epoca, di giornalista radiofonico dai lunghi discorsi sull’unione nazionale, a metterlo in pericolo. Dopo il suo silenzioso rifiuto, opposto all’invito a unirsi ai “rossi”, fu deciso di eliminarlo. Due volte attentarono alla sua vita, e due volte fallirono.

Invece di ritirarsi, Mazar seguitò a scrivere e prese parte attiva alla “Lega di Prizren 2, capeggiata da onesti patrioti. Lo accolsero a braccia aperte, si aprirono i cuori e le porte come solo nel generoso Kosovo poteva succedere. “Benvenuto sul suolo del Kosovo” gli dissero. “Questa è la tua casa, uomo coraggioso!” Rappresentava la gioventù albanese e il suo discorso tuonò nei cuori di amici e fratelli: “Senza unione nazionale non ci può essere sicurezza, indipendenza, saggezza e futuro … Mai l’albanese alzi la mano contro l’albanese.

Mazar è convinto che la libertà non si ottenga a colpi di fucile, ovvero seminando morte, odio, dolore e lacrime. La sua visione della libertà, al contrario, è fondata sulla fiducia nell’uomo.

Nel 1938, essendo redattore capo della “Gazeta Shqiptare” di Bari, invece di accettare una nuova carica in un giornale di Roma, Mazar decide di far ritorno nella sua cara Tirana. La penna, la sua unica arma, venne colpita da coloro ai quali il potere fu più caro della giustizia, del popolo, della patria.

Nell’articolo dal titolo I Balcani ai popoli dei Balcani, egli si chiede: “Qual è stato l’atteggiamento dei nostri vicini? Disgraziatamente la risposta è del tutto negativa […] il loro punto di vista, lo diciamo apertamente, s’ispira a un imperialismo dei più ciechi […] in quest’ottica di schiavitù è più che naturale spiegarsi gli sforzi fatti da parte loro per creare continuamente conflitti e intrighi fra noi, per screditarci davanti al mondo intero e poter poi accusarci con la risaputa calunnia: gli albanesi non sono in grado di autogovernarsi, bisogna che il loro paese sia diviso fra i vicini per evitare problemi nei Balcani. Con ciò si spiega lo sterminio sistematico, prolungato nel tempo, degli Albanesi del Kosovo, Struga e Tetovo, nel quale non si sono risparmiati neanche i bimbi nelle culle, i vecchi inermi, gli incapaci a difendersi. Tutti vennero sgozzati a lama di spada.”

Sarà impossibile non dare un frammento dell’articolo di fondo Tradimento greco che l’autore pubblicò su Bashkimi i Kombit il 27-08-1944: “la stirpe albanese, piccola di numero ma grande di animo, […] dimentica di intrighi e divisioni, odio e ostilità, si è sempre distinta nella testimonianza d’amicizia coi suoi vicini […] i giorni scorsi è arrivato in Ciameria un delegato delle bande nazionaliste greche. Ha chiesto alla Presidenza il permesso che alcune bande venissero in Ciameria per un’amichevole visita. La Presidenza, fedele alle nostre proverbiali tradizioni, rispose che «la porta dell’Albanese non è mai chiusa agli amici».

“Vennero. L’accoglienza fu eccellente: fiori, cibo e ogni ben di Dio. Ma dopo essersi saziati di pane e carne offerti dagli albanesi, le bande greche presero tutti i membri della Presidenza, circa 250 uomini, li divisero e, come fanno i briganti col bestiame rapito, li uccisero sgozzandoli. Dopodiché si lanciarono sulla città di Paramitni, nei villaggi di Nargëllëç, Arpicë, Volë, Gropë e Kuçit, Lusrat, Mazrek, Kodër, Smokovinë, Vrastovë e Varfanj, uccidendo e sgozzando, appiccando il fuoco ovunque e strangolando specialmente donne bambini. Il numero delle vittime non si conosce. Chi poté scappare ebbe salva la vita. Ma la moltitudine cadde falciata dai mitra e dai coltelli.

“La popolazione martoriata di Ciameria andò terrorizzata sulle montagne; una parte che poté passò sulle nostre terre. Chi si salvò dal massacro giace in condizioni pietose: senza un alloggio, senza qualcosa su cui dormire o con cui coprirsi, senza niente da mangiare. Nell’estremo tentativo di aver salva la vita furono costretti a lasciare tutto ciò che ebbero, beni mobili e immobili. Noi dobbiamo individuare chi porta le responsabilità di questi massacri che di continuo si ripetono.” 

Mazar Sopoti non fu ucciso da pallottole sparate in Albania. Egli fu colpito a Bari, in Italia, dove si era rifugiato insieme ad altri 300 nazionalisti dopo che il suo paese fu colpito dalla “peste rossa”. Volle proseguire nel nobile compito dell’onesto pubblicista per far sapere al mondo intero che l’Albania era stata occupata dal regno delle tenebre e che il male stava allungando le sue braccia anche oltre il mare. Si trattò di un omicidio preparato da tempo che, per compiersi, aveva solo bisogno di cogliere il momento opportuno. È così che Mazar Sopoti si spegne il 1 dicembre 1944.

La propaganda di chi aveva il potere continuò a perseguitare, allo scopo di giudicarlo “criminale di guerra” e “nemico del popolo”, l’uomo che con la sola forza della penna predicò l’unione nazionale. Fotografie che lo ritraevano furono esposte nelle piazze della capitale per marchiare come traditore e collaborazionista il patriota che dedicò tutta la sua vita all’’Albania etnica. Prima lo uccidono con gli agenti segreti camuffando il crimine come morte naturale avvenuta nell’ospedale di un paese straniero, poi fanno finta di giudicarlo in nome di quel popolo per il quale scrisse e diede la vita. Diavoleria che si aggiunge a diavoleria.

Lo spirito maligno e perverso propagatosi con Dushan Mugosha, Miladin Popovic e altri comunisti albanesi, trovò terreno fertile in quello strato della popolazione meno informato e meno preparato culturalmente. Una lettera che il Comitato Centrale del Partito Comunista jugoslavo mandò ai comunisti albanesi guidati da D. Mugosha e Enver Hoxha, tra l’altro recita: “Difendere la questione dell’unione del Kosovo con l’Albania significa aiutare i diversi reazionari, compreso il nemico. La nuova Jugoslavia che verrà costruita sarà un paese di nazioni libere e, di conseguenza, non ci sarà alcuna repressione nazionale sulle minoranze albanesi”. [Rexhinald Hilbert, Quaderno amaro, p. 12]. 

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Questo scritto fu pubblicato sul giornale 55 di Tirana il 29 agosto 2001 ed è stato riproposto, nella versione italiana, da Sopoti a Sudcritica che lo pubblica. E’ una testimonianza che non può essere ignorata.

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Dicembre 2011 13:53
 

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==MARIO MARANGI, PER L'EXTRAVERGINE DI PUGLIA 'CREARE RETE' TRA I PRODUTTORI=Le ‪‎difficoltà‬ ma anche le grandi ‪opportunità‬ dei ‪‎produttori‬ ‪‎oleari‬ che puntano all'‪‎innovazione‬ e alla ‪‎qualità‬, in ‪Puglia‬ come a Modugno‬.
‪‎Investire‬ nell'‪olivicoltura‬ significa anche ‪valorizzare‬ il ‪territorio‬ e il tessuto‬ ‪sociale‬.
Ecco le ‪sfide‬ che affrontiamo noi ‪giovani‬ ‪‎imprenditori‬ ‎agricoli‬.
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=IL COMUNE DI MODUGNO ABBATTE IL 'MURO'. LO ACQUISTO' COME OPERA D'ARTE, LO DISTRUGGE COME BAGNO FATISCENTE=
di Francesca Di Ciaula.Il 2 febbraio scorso, in piazza Romita Vescovo, un tempo adibita a mercato del pesce, sono iniziati i lavori di demolizione della parete adiacente ai bagni pubblici.
La motivazione è presto detta: sicurezza e salvaguardia della pubblica incolumità, fatiscenza delle strutture. Il tutto per una spesa di 35 000,00 €.
La parete ricoperta di marmo nero, fu costruita a ridosso della chiesa seicentesca delle Monacelle in pieno centro storico, per nascondere un bagno pubblico, alla vista di chi sostava nella piazzetta. Una visione dai contrasti indicibili. Un monolite scuro e dietro la parete chiara dell'antica chiesetta. L'antico e il nuovo, maldestro tentativo di dare dignità al piastrellato che ha invaso il paese, eppure opera pubblica. La modernità imposta per capriccio o arbitrio, il marmo contro la pietra povera antica. Oggi ulteriore denaro pubblico è stato impiegato per distruggere quel manufatto a nessuno mai piaciuto per la sua manifesta volgarità.

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=ITALIA GIUSTA, IL COMUNE DI MODUGNO BLOCCHI LO 'SFRATTO' DELL’ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO=
di Tina Luciano.

Il movimento Italia Giusta secondo la Costituzione sollecita il Commissario prefettizio a Modugno perché blocchi lo ‘sfratto’ dell’Istituto Nastro Azzurro fino a quando sarà pronta la nuova sede ad esso destinata, in locali comunali che oggi ospitano i Servizi sociali.Il Museo e le Associazioni combattentistiche raccolte nell’Istituto custodiscono oggi le poche tracce esistenti di una memoria collettiva di Modugno, perse le quali va definitivamente in frantumi l’identità dell’intera città.
Un luogo della memoria va protetto e tutelato: insistere nel volerlo ‘sfrattare’ ha il sapore iconoclasta della provocazione, del voler far apparire come insensibile al bene pubblico una pubblica amministrazione che deve invece avere a cuore unicamente le esigenze sociali.

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I SEMINARI DI ITALIA GIUSTA

=CONSUMO DI SUOLO E COMUNITA' SENZA IDENTITA'. INCONTRO CON GIUSEPPE MILANO=
Il 23 gennaio 2015. Sono intervenuti Pasquale De Santis e Nicola Magrone."Contro il mostruoso consumo di suolo in tutta Italia, serve una mobilitazione dei cittadini, una coscientizzazione che ci faccia capire che la cementificazione costante ha un forte impatto sociale, significa alienazione, perdita di coesione della comunità, significa che non esiste più un'identità delle nostre città. Sentiamo spesso dire che si vuole 'costruire il futuro': ma lo si dice a vuoto, mentre si perpetuano questi atteggiamenti di noncuranza e di malapolitica. Costruire il futuro significa cominciare a far le cose per bene ogni giorno nelle nostre città. Quel che è successo a Modugno lo sapete voi, non ho titolo per parlarne ma parlano i fatti. Basta col dire che edilizia e urbanistica vanno visti come motore dello sviluppo, se poi sappiamo che servono per creare solo lo sviluppo di pochi... basta!"

Riprese video di A.Covella per Italia Giusta/Sudcritica

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=SOVRANITA' NAZIONALE
MONETARIA
E DEBITO PUBBLICO=

Serafino Pulcini/
Mino Magrone

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I SEMINARI DI ITALIA GIUSTA

=PROTEZIONE CIVILE, INCONTRO CON GIUSEPPE DI CIAULA=
Il 9 gennaio 2015. Coordinamento, formazione, esercitazioni, sicurezza sono i cardini di una buona protezione civile.Fondamentale un piano dettagliato di intervento, con volontari professionali i quali - quando dovessero verificarsi emergenze - sanno che fare ma non usurpano i compiti dei professionisti. Partecipano il presidente di Italia Giusta secondo la Costituzione, Pasquale De Santis, e Francesca Di Ciaula, della segreteria del movimento.
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I SEMINARI DI ITALIA GIUSTA

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Il 12 dicembre 2014, su ''Stato di salute del territorio italiano e ruolo della protezione civile''.Al centro dell'intervento, le azioni che gli amministratori devono compiere per prevenire, e per intervenire nel verificarsi di emergenze; gli effetti della mano dell'uomo sull'aggravamento dei rischi, i pericoli legati al consumo del territorio e al costruire senza regole. E' intervenuto il presidente di Italia Giusta, Pasquale De Santis.
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se si vuole tentare
un recupero
delle regole
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i gruppetti di interesse
che si concentrano come locuste
intorno al patrimonio pubblico

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=CULTURA, SCUOLA E
TERRITORIO E LA 'NUOVA'
FIERA DEL CROCIFISSO
A MODUGNO=

seminario IG di ciaula longo lobaccaro

Per i Seminari di Italia Giusta
secondo la Costituzione,
incontro - il 21 novembre 2014 -
col musicista dei Radiodervish
Michele Lobaccaro
e con Francesca Di Ciaula
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Su politiche culturali a
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=DISCUSSIONI=

=ECONOMIA E UE.
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MA E' TROPPO
DI SINISTRA=

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poggiate sulle argomentazioni
della cosiddetta sintesi postkeynesiana.
Invece, ciò è ancora molto lontano
dall’essere preso in considerazione
dalle istituzioni europee

di  Mino Magrone

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I SEMINARI DI ITALIA GIUSTA

=LE SCELTE FISCALI DELLA GIUNTA MAGRONE PER PROTEGGERE I CETI MENO ABBIENTI=
Incontro con Dino Banchino.

Per i seminari di Italia Giusta secondo la Costituzione, incontro con l'assessore al Bilancio dell'amministrazione comunale di Modugno guidata da Nicola Magrone.Banchino ha parlato delle scelte fiscali fatte dalla giunta, tutte improntate all'art.53 della Costituzione italiana, per il quale il sistema tributario nel nostro Paese "è informato a criteri di progressività”.
Per questo, per il 2014 a Modugno non si è pagata la TASI, preferendo scaricare il peso maggiore della contribuzione dei cittadini sull'Irpef. Sono intervenuti Pasquale De Santis, presidente di Italia Giusta secondo la Costituzione, e Nicola Magrone.

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=MODUGNO, LA GIUNTA MAGRONE E L'AIUTO AI PIU' DEBOLI=
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Per i seminari di Italia Giusta secondo la Costituzione, incontro con l'assessore ai servizi sociali dell'amministrazione comunale di Modugno guidata da Nicola Magrone.Al centro dell'intervento dell'assessore, gli sforzi per ricostituire servizi disastrati (Ufficio di Piano, in primis), le necessità cui assolvere senza arbitrio, la descrizione di un lavoro interrotto a poco più di un anno dall'insediamento, quando avrebbe potuto dare aiuti più congrui.

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CON ITALIA GIUSTA
PER ROMPERE
L'AGGLOMERATO
DI POTERE=

logo italia giusta internet


Da queste parti
smuovere la stagnazione
di poteri è stato
un azzardo
ed una scelta
 coraggiosa.
E tuttavia la dimostrazione
che un movimento possa spezzare

un meccanismo consolidato
c'è stata.
[...] Che si possano tentare
scelte politiche limpide e nette,
l'esperienza amministrativa
modugnese ce lo insegna

di  Francesca Di Ciaula
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I SEMINARI DI ITALIA GIUSTA

=MODUGNO, LA NUOVA FIERA DEL CROCIFISSO=
Incontro con Tina Luciano -
"Queste sono le ragioni e le modalità della nuova configurazione della Fiera del Crocifisso......da un lato riannodare i fili con il centro della città, dall’altro garantire la sicurezza in un sito che, oltre ad essere isolato non garantiva nemmeno l’incolumità dei visitatori".

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=I LUOGHI=

=BORGO TACCONE.
STORIA PICCOLA
DEL SUD=

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Borgo Taccone
è questo luogo
dell'assenza,
una storia mancata
di insediamenti rurali.
Eppure non riesci
ad individuare la parola fine
a questa storia.
Il borgo intero sembra piuttosto
un racconto interrotto.

di  Francesca Di Ciaula
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=DISCUSSIONI=

=IL MATTONE DI CALVINO.
60 ANNI DOPO=

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“Un sovrapporsi
geometrico di parallelepipedi
e poliedri, spigoli e lati di case,
di qua e di là, tetti, finestre,
muri ciechi per servitù contigue
con solo i finestrini smerigliati
dei gabinetti uno sopra l’altro”.

di  Nicola Sacco
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=DISCUSSIONI=

=CRISI. PER SALVARE
L'EUROPA BASTEREBBE
SVEGLIARE IL GIGANTE=

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Una modesta
frazione

di questo gigante finanziario
narcotizzato e costretto
a stare improduttivo può,
purché l’Europa e la Germania
lo vogliano, finanziare opere
e interventi comuni di sviluppo
e crescita dell’occupazione
di lavoratori in Italia ed in Europa

di  Mino Magrone
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=DISCUSSIONI=

=MODUGNO.
LA DIGNITA' POSSIBILE=

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Questo, il sindaco
di Modugno,
Nicola Magrone,
ha insegnato nel primo anno
di amministrazione a chi
ha voluto comprendere:
a essere chiari,
a pronunciare il nome delle cose
senza timore, pubblicamente,
non in cenacoli all’ombra
di qualche interesse
che non fosse quello
di tutti i cittadini.

di  Francesca Di Ciaula

____________________

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=DISCUSSIONI=

=TAMARO, IL GRANDE NEMICO
E' IL NIENTE. O LO E'
PIUTTOSTO IL NICHILISMO?=

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L'angoscia e il disagio
non sono soltanto
sentimenti dei giovani,
sono invece
di noi tutti
in quanto mortali
destinati a finire,
al niente

di  Mino Magrone

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Sudcritica Modugno

=GUASTO A PASSAGGIO A LIVELLO MODUGNO. IL SINDACO, SITUAZIONE ASSURDA CHE SI RIPETE= 5 aprile 2014 - Dice Nicola Magrone: "Prendero' le opportune iniziative per l'attuazione puntuale di intese precise sui compiti i di Fal e Rete Ferroviaria Italiana. Quello che serve e' scongiurare ulteriori situazioni di grave pericolo".[Leggi tutto in Sudcritica Modugno]

=DISCUSSIONI=

=“La grande bellezza”?=

la grande bellezza


Finché continua
l’umana avventura
in questa valle,
ci sarà scienza, arte,
religione
e l’apocalisse del pensiero
lasciamola ai meno dotati.
Non ci riguarda.

di  Pippo De Liso

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=DISCUSSIONI=

=JOBS ACT, LAVORO

SENZA DIRITTI

E SENZA DIFESE=

CGIL crisi

 
l’Europa solidifica
interessi preminenti
anche sottraendo
ai Paesi
a sovranità nazionale
le tradizioni politiche
e i documenti storici d’identità.
L’Italia è in prima fila con la cessione
della Costituzione e la fiammata
di follia collettiva del cambiamento
a tutti i costi, soprattutto in peggio

di  Pippo De Liso

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=DISCUSSIONI=

=Per far ripartire l'Italia

non serve stravolgere

la Costituzione=

costituzione

Proposta, da parte di un attivista

di Italia Giusta, di una piccola

guida pratica, aperta a suggerimenti,

per orientarsi tra i temi

di stretta attualità politica

di  Nicola Sacco

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Sudcritica Modugno

=RACCOLTA DIFFERENZIATA A MODUGNO, SUDCRITICA INTERVISTA L'ASSESSORE = 17 marzo 2014 - Puoi seguire l'intervista anche alla pagina di Sudcritica Modugno.Tra breve, finalmente, anche a Modugno (e per l'intero Aro del quale Modugno è capofila) ci sarà un bando di gara per una vera raccolta differenziata. Con l'aiuto e la collaborazione di tutti i cittadini dovrà portare al traguardo 'rifiuti zero'. L'assessore comunale Tina Luciano spiega a Sudcritica come accadrà.

Riprese e post produzione di Alberto Covella

Per discutere con il Movimento Italia Giusta secondo la Costituzione, questi gli indirizzi:
sede: via X marzo 88 - 70026 MODUGNO
posta elettronica: [email protected]
[email protected]
rivista: www.sudcritica.it

=DISCUSSIONI=

Larroganza

della Rai

In nessun altro

Paese europeo

si assiste al pagamento

di un canone obbligatorio

a fronte di una pubblicità

invadente e accentratrice

di  Pippo De Liso

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=DISCUSSIONI=

Il documento

alternativo

"Il sindacato

è un'altra cosa"

per il XVII Congresso

della Cgil

 

di  Pippo De Liso

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=DISCUSSIONI=

Una sinistra

nata piccolo-borghese

 

di  Franco Schettini

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a mio avviso il nostro “marxismo” altro non è stato che riformismo piccolo borghese, nemmeno socialdemocratico

Il 15 giugno del 1975 Pasolini scriveva, dopo le effimere vittorie delle sinistre, che “l’Italia è nel suo insieme ormai un Paese spoliticizzato, un corpo morto i cui riflessi non sono che meccanici. L’Italia cioè non sta vivendo altro che un processo di adattamento alla propria degradazione”.

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Contro la violenza sulle donne

MAGRONE, PALMINA E LE SUE PAROLE HANNO CAMBIATO LA MIA VITA
Casacalenda, 16 novembre 2013 - intervista di Maurizio Cavaliere. Magrone ricorda il giorno in cui palmina martinelli gli parlò in punto di morte, rivelandogli i nomi dei suoi aguzzini. La 14enne di fasano morì data alle fiamme nel novembre 1981, si era rifiutata di prostituirsi.

=LA VIOLENZA ESIBITA=

di Francesca Di Ciaula

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violenza2 [ Leggi tutto]  

DON TONINO BELLO - LA COSCIENZA E IL POTERE

IL POTERE, LA LEGGE, LA COSCIENZA
Don Tonino Bello ricordato dal sindaco di Modugno, Nicola Magrone, a Mola di Bari, il 16 ottobre 2013, con l'assessore regionale Guglielmo Minervini e don Gianni De Robertis.La speranza nel patto tra deboli, se non per rovesciare il potere almeno per attenuarne l'abuso. Tornare alle origini di don Tonino Bello è tornare alle origini del nostro popolo, cioè la Costituzione. Secondo il sindaco di Modugno, oggi la costituzione non deve essere modificata.

cronache dall'interno

=IL SINDACO DI MODUGNO NICOLA MAGRONE E LA SUA GIUNTA INCONTRANO I CITTADINI=
26 settembre 2013 - Filmato integrale dell'incontroPer la prima volta nella vita amministrativa di Modugno, l’amministrazione parla con i cittadini in un incontro pubblico.

Riprese e post produzione di Alberto Covella

Per discutere con il Movimento Italia Giusta secondo la Costituzione, questi gli indirizzi:
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